Nascere davvero.

2.12.2013

Ti sei mai chiesto cosa vuol dire nascere? Io distinguo la nascita in due momenti. Il primo momento è quello della tua nascita biologica, ovvero la conclusione di un processo di gestazione durato 9 mesi, che si è concluso al momento in cui sei venuto al mondo. E’ già un fatto straordinario se ci pensi, perché in termini di probabilità solo uno spermatozoo, tra miliardi di altri, può fecondare un ovulo. E anche dopo questo momento miracoloso le possibilità che questo processo si potesse interrompere per qualunque tipo di accidente erano molto elevate. Quindi il fatto che tu sia qui a leggere questa nota è di per sé un miracolo. La seconda nascita avviene molto tempo dopo quando, dopo un secondo processo di gestazione che a volte dura per tutta la vita, tu realizzi pienamente le tue potenzialità e riesci a far vedere agli altri chi sei veramente e fare udire la tua voce, superando tutti gli ostacoli e i condizionamenti che possono impedirlo. Questa seconda nascita non può contare sugli automatismi della nascita biologica, ma richiede la tua partecipazione attiva e consapevole e soprattutto una decisione profonda nel superare la paura di essere finalmente te stesso e rimuovere tutto ciò che si frappone al tuo progetto di vita, costi quel che costi. Sia io che te sappiamo purtroppo che, per come vanno le cose in questo mondo, capita sempre più spesso che le persone scelgano semplicemente di non prendere alcuna decisione rispetto alla propria vita e preferiscano non tentare neppure di nascere pienamente, barattando la propria identità e il proprio talento con un po’ di accettazione e sopravvivenza. Il fatto...

La paura di realizzare se stessi e vivere pienamente.

25.11.2013

Uno dei più bei miti dell’antica Grecia è il mito di Icaro. Ricordiamolo brevemente. Nell’isola di Creta il re Minosse aveva chiesto a Dedalo di costruire un labirinto per imprigionare il mostruoso Minotauro, un essere metà uomo e metà Toro. Alla fine della costruzione, temendo che Dedalo ne potesse rivelare il segreto, Minosse lo imprigiona nel suo stesso labirinto, insieme al figlio Icaro. Dedalo non si rassegna a quella ingiustizia e, per fuggire dal labirinto, costruisce delle ali di piume e cera con le quali lui e il figlio si librano in volo. Malgrado gli avvertimenti del padre di non volare troppo in alto, Icaro si lascia prendere dall’ebbrezza della libertà e, avvicinandosi troppo al sole, non si accorge che il calore dei raggi scioglie la cera che tiene insieme le piume. Così precipita in mare perdendo la vita. Questo mito sembrerebbe contenere un monito che ci invita a non osare troppo, suggerendoci che sia allora più conveniente e confortevole rimanere prigionieri nel labirinto della nostra mente, delle continue preoccupazioni, delle convinzioni negative e limitanti su noi stessi, sugli altri e sulla realtà. Se solo pensiamo di renderci liberi, realizzando noi stessi e vivendo pienamente la nostra vocazione e la nostra natura, c’è sempre il rischio di precipitare in una condizione peggiore della precedente. Quindi spaventati dal ricordo di quello che è accaduto al povero Icaro, che precipita per aver osato volare troppo in alto, ce ne restiamo buoni e rassegnati nella nostra piccola comfort zone, barattando la vita con un po’ di false sicurezze. Ma perché invece che prefigurare...

Il progetto vendicativo nascosto nel potere.

22.8.2013

Non è raro che uomini e donne che oggi consideriamo “potenti” abbiano raggiunto posizioni dominanti inseguendo un originario “progetto vendicativo” nascosto nei recessi del loro inconscio. Accumulare danaro e ricchezze, inseguire la fama e il successo, possono essere infatti obiettivi nati dal bisogno di vendicarsi e porsi al riparo da ferite primarie, ormai dimenticate, che hanno causato, una condizione di sofferenza e di minaccia al proprio diritto di esistere o alla propria integrità. Piccole umiliazioni, l’essersi sentiti trascurati e non sostenuti, sentimenti di vergogna sociale, vissuti in età infantile, possono aver dato luogo a una condizione di sofferenza che, se non accolta e compresa in tempo, ha preso la strada della sepoltura del dolore nell’inconscio per non sentirsene più minacciati. Da questa condizione di sofferenza “rimossa dalla coscienza” ha origine il “progetto vendicativo e risarcitorio”, che consisterà nella costruzione di una condizione sociale di potere e privilegio che ponga illusoriamente il soggetto al riparo dal ripetersi di quegli eventi dolorosi. Atteggiamenti di onnipotenza, narcisistici o vittimistici, si alterneranno senza sosta nella ricerca di legittimazione e giustificazione delle proprie scelte e dei propri comportamenti. Ma raramente i risultati raggiunti per questa strada conducono ad una vera soddisfazione e pacificazione, in quanto costituiscono soltanto dei “surrogati” sostituivi dell’amore, del sostegno e della protezione mancati. La sete di potere, fama, successo, denaro, diventa cosí insaziabile e i “vendicatori” si comporteranno quindi letteralmente come dei ...



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