Felicità e Superfelicità.

26.2.2015

Gli esseri umani possono sperimentare due diversi tipi di felicità: una è correlata con il raggiungimento di traguardi e obiettivi o con eventi e sorprese gratificanti che possono accadere nella vita. Questo tipo di felicità, a causa della sua stessa natura, è "fragile", "temporanea" e "impermanente". Per quanto a lungo possa durare o si possa trattenere, decadrá inevitabilmente lasciando un senso di vuoto, di insoddisfazione e nostalgia. La ricerca di questo tipo di felicità è motivata dal sentirsi incompleti, dal percepire la propria imperfezione, la mancanza di qualcosa nella propria vita e spingerà a creare artificialmente diversi tipi di obiettivi che si formeranno nella mente come cose reali e creando dentro di te l’illusione che quando questa o quella cosa desiderata, voluta, perseguita, accadrà, allora tutto cambierà in meglio. La vita trascorrerà alternando il piacere della conquista e il dolore della sconfitta e della perdita. Quando otterrai ciò per cui hai lottato, avrai anche paura di perdere ciò che hai così faticosamente ottenuto e ti sentirai spinto dall’ avere sempre di più, dall’accumulare gli oggetti delle tue false sicurezze. Vivrai su una giostra fingendo che sia divertente o che sia la tua unica possibilità. Ma non eviterai il senso di mancanza interiore che ti manterrâ insicuro e infelice. Il secondo tipo di felicità è indipendente da eventi esterni. Esiste ed è sempre esistita dentro di te, a prescindere da qualsiasi evento che può accadere nella tua vita. Fa parte della tua umanità e scorre come scorrono il sangue e la vita dentro di te. Sorge dalla coscienza di essere vivi in que...

La mente negativa

6.1.2015

Allora, lo sapevamo già che la mente tende al negativo, che è attratta dalle cattive notizie, dai disastri, dai conflitti. Se così non fosse i TG non li guarderebbe più nessuno e i quotidiani potrebbero chiudere. Per non parlare degli ormai famigerati Talk Show, dove galli e galline di ogni specie, sapientemente chiusi nel recinto televisivo, animati da Ego smisurati e da insaziabile vanità, si attaccano, scontrano, insultano, cercando una vana ed effimera supremazia verbale. E mentre provocano disgusto in realtà realizzano grandi ascolti. Questa attrazione verso il peggio non è originata da stupidità e autolesionismo. Ma piuttosto da arcaici meccanismi di sopravvivenza della nostra specie, per cui apprendere eventi negativi poteva aiutare a sviluppare strategie e difese e prevenire il peggio. Oggi non è più necessario. Ma il sistema continua a funzionare perfettamente con il risultato di tenerci incollati al negativo. A tutto questo si aggiungono ora nuove interessanti scoperte. Numerose ricerche scientifiche hanno dimostrato come le cattive notizie e le esperienze negative, una volta apprese, orologio alla mano, perdurino a lungo nella mente, con il loro corredo di emozioni negative e tossine rilasciate nel circolo sanguigno. Vuol dire che le emozioni negative sono difficili da rimuovere dalla mente. Viceversa le buone notizie, le esperienze positive e con esse i loro effetti benefici, durano molto meno sia come ricordi che come vissuti emozionali e possono essere scalzati con grande facilità dalla prima esperienza negativa che ci capita. In pratica ci troviamo più a nostro agio con le esperienze peggiori, con le ...

Perché ti lamenti se non serve a cambiare la situazione?

29.9.2014

Ti sei reso conto di quante persone si lamentano in questo momento? Sono sicuro che come me ogni giorno hai ascoltato una o più persone che si sono lamentate di quello che non va nel mondo, negli altri e a volte anche in se stesse. D’altra parte chi vuole lamentarsi non ha che l’imbarazzo della scelta. La realtà ci offre infinite occasioni e argomenti sui quali esercitare la nostra voglia e capacità di lamentarci. Ma ci sono due verità che non possiamo ignorare: 1 Lamentarci non cambia le cose di cui ci lamentiamo. 2) Dopo averlo fatto o aver ascoltato le lamentazioni degli altri ci sentiamo peggio di prima. Ma se è così perché continuiamo a lamentarci quando qualcosa non va? E perché ci esponiamo alle lamentele degli altri senza sottrarci a qualcosa che tra pochi secondi ci farà stare peggio? La ragione sta nel funzionamento della nostra mente e negli apprendimenti codificati quando ancora il software della nostra vita era in via di scrittura e programmazione. All’inizio della vita il solo modo che avevamo per ottenere attenzione, sostegno, soddisfazione ai nostri bisogni era il pianto. A nessun neonato verrebbe in mente di chiedere di essere nutrito con una bella risata. Il nostro innato istinto di sopravvivenza ci porta a reagire ai nostri bisogni piangendo perché, quasi sempre, (se così non fosse non saresti qui a leggere questa nota) qualcuno si prenderà cura di noi e farà qualcosa per farci stare meglio. Appena sviluppata la capacità di parlare, il pianto si trasforma in parole (lamentose) e cominciamo a esprimere tutto quello che non va, che non ci piace, che ci disturba o ci fa soffrire, sempre co...



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